La manipolazione delle frasi di Grillo e quelle dei suoi cantori (slurp)
13 AGO 20

Al direttore - Lo scudo per difenderti, la spada per attaccare. Occorre un Eccellentissimo double. Il lato giusto di Sua Magnificenza è quello che attiva e sincronizza efficacemente ambedue. Non sarà un pranzo di gala e neppure un rapido spuntino. Basti pensare a quali e quanti prosaici, tenaci interessi, altro che ideali, che si appoggiano alla repubblica delle manette, sarebbe necessario buttare all’aria. Una cosa è certa: l’alleanza, la battaglia fianco a fianco, la determinazione a stare insieme, sono indispensabili e poggiano saldamente solo su disegni, interessi e prospettive comuni. Valete!
Moreno Lupi
Moreno Lupi
Al direttore - Beppe Grillo, sul suo blog, cita una ricerca e parla di 68 mila morti nel 2015 a causa dell’inquinamento. L’autore della suddetta ricerca lo smentisce (sul Mattino) accusandolo di manipolare i dati. Semmai, replica, è (anche) colpa del calo delle vaccinazioni e di chi semina panico da vaccini. La classica scia chimica che ti torna in faccia.
Vincenzo Clemeno
Vincenzo Clemeno
La furfantesca manipolazione dei dati e delle frasi da un determinato contesto è una delle caratteristiche che accomunano i professionisti del fango a Cinque stelle e i loro beati cantori quotidiani (#slurp). D’altronde, che non capisse nulla di ecologia, lo ammise lo stesso Grillo un paio di anni fa, nel 2007, quando il comico genovese, dopo una serie di foto pubblicate da Eva Tremila che ritraevano Grillo su un motoscafo di sei metri e mezzo particolarmente inquinante, ohibò, rispose così: “Non sono un ecologista, non mi occupo di ecologia ma di sistemi e tecnologie. Mi piacciono le barche, e allora?… Inoltre ho fatto ben di peggio che salire sul motoscafo. Per venire qui ho preso un traghetto che inquina tantissimo. E a casa mia c’è pure una piccola caldaia, anche quella inquina”. Perfetto, no?
Al direttore - Questo è sicuro. Renzi con lo scandalo della “Banca Romana’’ non c’entra una mazza.
Gino Roca
Gino Roca
Al direttore - La riconquista di Ramadi è una vittoria importante per il governo sciita di Baghdad, il cui esercito un anno fa lasciò cadere questa città sunnita come anche Mosul in mano ai miliziani dell’Isis in modo alquanto imbarazzante. Ora, non c’è bisogno di essere grandi strateghi militari per capire che le città si riconquistano con l’unione di due forze: l’aviazione militare e gli scarponi a terra; quest’ultima parte è la più delicata ed è per il momento svolta dai peshmerga curdi e dall’esercito sciita di Baghdad (in alcune parti della Siria anche da iraniani, hezobollah libanesi e russi che combattono soprattutto i cosiddetti terroristi “moderati”). Resta da capire se il compito della coalizione occidentale si debba limitare ai bombardamenti o a ricognizioni aeree oppure se possiamo supportare questa guerra anche con i nostri “boots on the ground”. Tra l’altro è una questione che dovrà essere affrontata anche e soprattutto per la Libia. Io non so se l’occidente ha la forza di spirito per affrontare i morti e feriti che necessariamente ci saranno con le truppe a terra. Forse dovremmo prima prendere coscienza che siamo in guerra. Una parola che significa sapere chi è il nemico e mettere in conto di uccidere e di essere uccisi.
Daniel Mansour
Daniel Mansour
Al direttore - L’ottimismo dell’incredulo di cui parla Ferrara sul Foglio di ieri aveva, teologicamente, un nome: speranza. E la speranza è una virtù, per avere la quale basta invertire la famosa osservazione di Chesterton su chi non crede in Dio ed è pronto a credere in ogni altra cosa.
Giorgio Salzano
Giorgio Salzano